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Castello Gancia di Canelli  

Per la difesa di una delle rotte commerciali, facenti capo ad Asti, tra il X e l'XI secolo (forse per volere di Ottone III) sorge un Castrum a Canelli con l'intento di difendere le strade che, risalendo la Valle Belbo, conducevano ai porti di Savona e Vado.
Il castello viene edificato sulla sommità del colle detto poi di “Villanuova”, dominante l’antica corte ottoniana.
Il grande Castrum, verso la fine del XIII secolo, subisce profonde trasformazioni.
Dell’antico complesso rimane, fino al XII secolo il palatium veterum, con torre sede del castellano e delle guarnigioni.
Le mura del Castrum possedevano due porte: quella di Mezzo, interrata alla fine del XVII sec. per costruire il sagrato della nuova chiesa di S. Leonardo, e la porta dell’Anitra, sotto il castello verso la vallata opposta.
Gli Asinari acquistano il feudo di Canelli nel 1335 senza modificare il Castello ma i loro successori, gli Scarampi, apportano importanti migliorie e ammodernamenti tra il XV ed il XVI sec. di cui rimangono frammenti scultorei e architettonici.
Quindi, gli spagnoli, nle 1617 durante la guerra di successione del Monferrato, lo smantellano in gran parte.
L’opera di ricostruzione inizia nel 1626, ripristinando le fortificazioni.
Il Castello viene riedificato a partire dal 1676 per opera degli ultimi marchesi Scarampi Crivelli.
Gli interni pare siano stati progettati da Amedeo di Castellamonte, architetto ducale.
All'inizio del Settecento, estinta la famiglia Scarampi-Crivelli, il complesso venne infeudato ai conti Galleani, per passare poi agli Alfieri di Asti.
Abolite le signorie feudali dalla Francia rivoluzionaria, il Castello viene acquistato dal conte Bellini come privato cittadino.
Passa quindi ai Parone, poi a Gaspare Sardi e poi ancora all’avv. Vincenzo Bertolini, senatore del Regno i cui eredi lo cedettero al Grande Ufficiale Camillo Gancia che affida all’architetto Arturo Midana (1929-1930) il restauro e la ristrutturazione dell’edificio.
Midana cerca di conferire al Castello lo stile di fine ‘600 anche per gli interni.
Le decorazioni del pittore canellese Giovanni Olindo, e i numerosi stucchi policromi, richiamano la corrente barocca. Esternamente vengono aggiunte due ali, rendendo più imponente l’edificio.
Le finestre del piano rialzato e quelle del primo piano sono sobriamente fregiate. Sopra il portale, al quale si accede per mezzo di due scale laterali, vi è una balconata la cui porta-finestra campeggia con maggior larghezza di motivi ornamentali. Tra le due rampe di scale, un’apertura conduce alla piccola cappella.
Significativa è anche la sistemazione delle aree circostanti; la creazione del giardino all’italiana riporta il Castello agli splendori del ‘600.
 
Il Castello, così restaurato, domina tuttora l'abitato di Canelli dall'alto del colle ed è punto di riferimento panoramico e simbolo della città. 
 
 
Fonte: comune di Canelli